Orto Botanico Palermo

Orto Botanico di Palermo: Scopri la Mappa e gli orari per visitare le collezioni di piante di questo fantastico giardino storico.

Orari: Tutti i Giorni dalle 9 alle 17:00

Mappa dell’Orto Botanico di Palermo

Le piante nell’Orto sono disposte secondo criteri sistematici (sistema Linneano e classificazione di Engler), bio-ecologici e geografici, sperimentali, oltre che dalle disponibilità delle strutture consistenti in una serie di serre e nel complesso dei sistemi acquatici.

Mappa Orto Botanico di Palermo

Mappa Orto Botanico Palermo

  1. Gymnasium
  2. Tepidarium
  3. Calidarium
  4. Museo didattico
  5. Originario ingresso dell’Orto
  6. Serra delle Succulente
  7. Serra “Maria Carolina”
  8. Serra detta “della Regione”
  9. Papaia (Carica Papaya)
  10. Mandarino (Citrus deliciosa)
  11. Nespolo del Giappone (Eriobotrya japonica)
  12. Semenzaio
  13. Cotone (Gossypium sp.pl.)
  14. Collezione di Succulente
  15. Ramiè (Bohemeria nivea)
  16. Bambù
  17. Canna da Zucchero (Saccharum officinarum
  18. Manioca (Manihot utilissima)
  19. Banano (Musa cavendischii)
  20. Ficus del Bengala (Ficus benghalensis)
  21. Resti della chiesa chiaramontana di S. Dionisio (XV sec.)
  22. Albero del sapone (Sapindus mukorossi)
  23.  Sicomoro (Ficus sycomorus)
  24. Acquarium
  25. Papiro Egiziano (Cyperus papyrus)
  26. Sangue di drago (Dracaena draco)
  27. Araucaria columnaris
  28. Ficus Magnolioides
  29. Collinetta “mediterranea”
  30. Dipartimento di Scienze Botaniche
  31. Laboratorio del Germoplasma
  32. Centro per il salvataggio delle Succulente
  33. Ficus rubiginosa
  34. Albero del sughero (Quercus suber)

Ingresso Principale

Incamminandoci con l’intenzione di scoprire l’arte fra la natura, o il contributo dell’arte alla natura, non possiamo non osservare le erme in calcrenite che sormontano i pilastri dell’ingresso principale.

Dipartimento di Botanica

Continuando a percorrere il Viale Centrale si arriva al Viale Luigi Montemartini, al cui termine si trova la sede del Dipartimento di Botanica.

Percorrendo il viale che si sviluppa fra l’Aquarium e il grande Ficus magnolioides, si arriva al viale Luigi Montemartini al cui termine si trova la sede del Dipartimento di Scienze Botaniche.

Nel piazzale, al quale si accede anche attraverso un cancello che dà sulla Via Archirafi, è posto il busto bronzeo di Antonino Borzì (1852-1921) al quale si devono la costruzione dell’edificio con le aule e i laboratori e la creazione, nel 1913, del Giardino coloniale.

Giardino Botanico Palermo

Il giardino botanico a Palermo che da qui possiamo finalmente ammirare, è certamente improntato a criteri estetici. Nel formulare il disegno, Dufourny si propose infatti di superare l’idea rinascimentale del disegno concluso, pertanto un’area estesa poco più di tre tumuli viene ripartita in quattro grandi settori rettangolari, quartini, separati da due viali ortogonali, il Viale Centrale e il Viale delle Palme.

Proseguendo il nostro cammino, troviamo nel piazzale prospicente il giardino i busti bronzei di Agostino Todaro e di Padre Bernardino da Ucria. Il primo, illustre personaggio della vita politica italiana e della botanica siciliana, fu direttore dell’orto dal 1858 al 1892, ne espanse i confini, imprimendo un forte sviluppo alle attività scientifiche e di scambio, e incrementò notevolmente l’erbario.

Il secondo, Padre Bernardino da Ucria, fu dimostratore delle piante nell’Orto Botanico di Palermo, e introdusse in sicilia il sistema di classificazione di Linneo.

Biblioteca

La Biblioteca del Dipartimento, sin dall’epoca della sua fondazione, avvenuta nella metà dell’Ottocento per volere dell’allora Direttore Agostino Todaro, è stata considerata di grande rilevanza scientifica e storica, sia per la varietà del suo patrimonio librario, sia per la rarità di una parte delle sue collezioni. A tale proposito si ricordi il Fondo Antico della Biblioteca che consta di circa 750 volumi che coprono un arco cronologico compreso tra il 1537 e la prima metà dell’Ottocento.

Oggi ospita circa 26.000 volumi, tutti di argomento specialistico, dei quali circa 8.000 sono le monografie ed i rimanenti costituiscono una collezione di circa 1.100 seriali comprendente anche titoli che risalgono alla metà del Settecento oltre ai circa 200 titoli di riviste attive provenienti da abbonamento e da accordi di scambio con altre Istituzioni sparse in Italia ed all’estero.

Alla Biblioteca fanno riferimento, oltre al personale universitario strutturato presso il Dipartimento di Scienze Botaniche, studiosi di diversa nazionalità e numerosi studenti dei corsi di laurea in Scienze Biologiche e Scienze Naturali, oltreché delle Facoltà di Agraria, Farmacia, Architettura ed Ingegneria, per i quali viene svolto un assiduo lavoro di assistenza alla consultazione e per l’eventuale fotocopiatura di materiale bibliografico.

Originario Ingresso dell’Orto

Proseguendo lungo il Viale Filippo Parlatore, a sinistra troviamo l’originario ingresso dell’orto, posto proprio dirimpetto al piazzale del fonte palermo di Villa Giulia, i cui due grandi pilastri sono sormontati da due statue, opera di Danè, che rappresentano Dioscoride, medico greco che si interessò di botanica officinale, tanto da essere definito da Dante il buon accoglitore, delle qualità e delle virtù delle erbe, e Teofrasto, filosofo e scienziato greco, discepolo e successore di Aristotele nella direzione della scuola peripatetica, considerato per le sue importanti opere il padre della botanica.

Busto di Francesco Bruno

Ritornando indietro e percorrendo il Viale Vincenzo Tineo nel settore delle Sicamoree troviamo il busto di Francesco Bruno, l’ultimo tra i direttori storici che ebbe il merito di ricostruire le collezioni, di recuperare gli archivi e di allontanare in maniera definitiva le minacce di smembramento dell’orto, delineatesi fin dai tempi di Todaro.

Serra “Carolina”

Continuando lungo il viale si incontra sulla sinistra la Serra “Carolina”, rifacimento dell’originaria serra commissionata in Inghilterra dalla regina Maria Carolina di Borbone per la regia di Caserta, e da lei stessa donata all’orto nel 1799, dove fu montata solo nel 1823.

Particolarmente interessante è la fontana, posta nel piazzale antistante la serra, con al centro la statua di Paride, scolpita da Nunzio Morello nel 1838.

Busto di Vincenzo Tineo

Al termine del viale troviamo il busto di Vincenzo Tineo. Egli successe giovanissimo al padre Giuseppe nella direzione dell’orto.

Gli si devono riconoscere diversi meriti. Fu infatti un’ottimo botanico e potenziò le collezioni vive ed essiccate dell’orto. Alla sua scuola si formarono diversi medici naturalisti, fra cui Filippo Parlatore, Francesco Minà Palumbo e Agostino Todaro.

Ordinamenti Bio-Ecologici e Geografici

A fianco del viale Montemartini, in prossimità del piazzale del Dipartimento, le piante sono disposte secondo criteri bioecologici che riproducono un Giardino a succulente costituito da numerose specie del genere Aloe e da varie altre piante degli ambienti aridi africani.

Accanto alla collezione delle succulente, un grande esemplare di Ficus rubiginosa dà vita ad un’insolita e, al tempo stesso, suggestiva espressione di giungla.

In adiacenza al Ficus rubiginosa sono stati recentemente impiantati un Palmetum e un Cycadetum in cui si coniugano valenze sistematico-tassonomiche ed ecologiche.

Nella parte orientale dell’Orto si trova anche la “collinetta mediterranea” che ospita alcune significative componenti della flora spontanea locale, inclusi diversi endemismi e alcune rarità.

Settore Sperimentale e delle Piante Utili

La superficie delimitata degli edifici universitari di via Archirafi e dal viale Francesco Bruno ospita il settore sperimentale dell’Orto e quello delle piante utili.

Il settore delle essenze utili comprende parcelle riservate alle piante officinali, tessili, da resina e gomma, da olio, da essenza e da corteccia. Nel settore sperimentale si coltivano piante tropicali e subtropicali sottoposte a studi, conclusi o in corso, condotti nell’Orto botanico a Palermo quali quelli del cotone, degli agrumi, della canna da zucchero, del sorgo, della carica, dell’annona, ecc.

Gymnasium, Calidarium e Tepidarium

L’Orto Botanico di Palermo ha ricevuto l’odierna organizzazione e struttura funzionale dall’opera di insigni architetti, che nel realizzarlo hanno coniugato felicemente criteri scientifici ed estetici di ogni componente.

Di fronte al cancello, si staglia l’edificio centrale, il “Gymnasium”, che in origine era la sede della “Schola Regia Botanices”, dell’ “Herbarium”, della Biblioteca e della dimora del Direttore.

Affiancano il Gymnasium due edifici minori disposti simmetricamente. Essi sono ancora chiamati Calidarium e Tepidarium perché in origine ospitavano piante dei climi caldi e temperati rispettivamente.

Ai due lati della scalinata del Gymnasium si trovano due sfingi di calcare compatto, scolpite da Vitale Tuccio e donate rispettivamente dal principe di Galati e dal Duca di Terranova. Esse simboleggiano le incognite della scienza e la sfida ambigua che la sua progressiva conquista pone al genere umano.

Imponenti colonne in stile dorico scandiscono questo monumentale pronao, come anche il tetrastile posteriore che da nel giardino. In entrambi gli ingressi si possono ammirare eleganti lacunari a motivi vegetali, opera dello scultore Gaspare Ferriolo. Gli affreschi monocromi sono del pittore palermitano Giuseppe Velasco.

Dal portico anteriore si accede all’aula, la Schola Botanices, al cui ingresso stanno due cariatidi in stucco, opera di Domenico Dané; a sinistra una lapide porta incise le funzioni dell’Orto.

Nelle scansie laterali dell’aula sono custoditi vari reperti didattici di interesse storico; interessante è il tondo del dimostratore, che aveva il compito di illustrare le proprietà delle erbe, provvedere giornalmente alla preparazione delle droghe e distribuirle, secondo i casi, a quanti ne abbisognassero.

Le pareti sono ulteriormente arricchite da medaglioni in bassorilievo, dedicati ai più famosi botanici, e da statue di insigni naturalisti, poste in nicchie angolari; tra esse, spiccano quella dello svedese Carlo Linneo, lo scienziato cui fu ispirata la disposizione botanica del nucleo storico dell’Orto, quella di Joseph Pitton de Tournefourt, botanico francese autore di una classificazione delle piante basata esclusivamente sulla forma della corolla.

La volta, anche questa affrescata da Giuseppe Velasco, presenta, nelle vene angolari, motivi allegorici attestanti le virtù medicinali delle erbe.

Nella sala centrale del Ginnasio si possono osservare la Cattedra e il banco del “dimostratore” delle piante medicinali, mentre tutto intorno si notano le vetrine in cui vengono tuttora custodite varie raccolte di semi, frutti e altri materiali vegetali; in alto, nel disco centrale della volta simboleggiante la dea Flora, si nota l’iscrizione “miscuit utile dulci” ossia la sintesi botanico-farmaceutica di due secoli fa.

L’ala sinistra del Ginnasio era destinata ad abitazione del Direttore, mentre quella destra è tutt’oggi occupata dall’Erbario nel quale si custodiscono preziosissime collezioni di piante essiccate di varia provenienza geografica, raccolte e donate da illustri naturalisti in differenti periodi.

Il tetrastilo, che collega l’aula della Schola Regia Botanices e l’Orto, è decorato con affreschi monocromi che si ispirano alla figura di Asclepio, figlio di Apollo, eroe e dio della medeicina. Si trovano anche statue di Asclepio e della figlia Igea, scolpite da Domenico Tuccio.

Il muro d’attico di questo porticato è adornato da statue raffiguranti le quattro stagioni, dello scultore Gaspare Ferriolo.

Le Serre

Le serre complessivamente ricoprono circa 1300 mq. La più antica di esse è la “Serra Carolina”, un Giardino d’Inverno che ospita numerose piante poste in piena terra. In origine essa era in legno e riscaldata. Delle altre serre, le maggiori sono la Serra della Regione che ospita piante di ambienti caldo-umidi, e la Serra delle succulente, con piante di ambienti caldo-aridi.

Un’altra serra di più recente costruzione ospita le collezioni di succulente del Centro di salvataggio CITES, ed un’altra in prossimità del complesso monumentale, all’inizio del viale Filippo Parlatore, ospita collezioni degli ambienti umidi.

Nella serra “Carolina” sono ricoverate piante coltivate in vaso o in piena terra che non superano bene i nostri inverni. Alcune di esse come il caffè, potrebbero vivere all’esterno, per vari anni, sino a quando non si verificano eventi eccezionali.

Nella serra della “Regione”, si coltivano in vaso la Palma del viaggiatore (Ravenala madagascariensis) alcune aracee e varie specie di Anthurium, Codiaeum, Pandanus e altre piante proprie dei climi caldo-umidi tropicali ed equatoriali. Accanto ad essa, due serre più piccole ospitano, rispettivamente, orchidee e piante carnivore.

La serra del Centro di salvataggio CITES contiene in gran parte succulente di origine americana. Infine la serra, posta all’inizio del viale Filippo Parlatore, in cui sono riprodotte le condizioni di clima temperato-umido, ospita una piccola collezione di felci.

Aquarium e altre vasche

Immettendoci nel Viale delle Palme e poi girando per quello Centrale, si arriva al magnifico Aquarium, composto da tre ampi bacini concentrici di varia profondità, complessivamente suddivisi in ventiquattro scomparti per ospitare piante con esigenze idriche differenti.

Ambienti dedicati alla coltivazione delle piante acquatiche sono diffusi in vari punti dell’Orto. Il più importante è l’Aquarium, composto da tre bacini concentrici suddivisi mediante otto raggi in 24 settori. Esso chiude il nucleo primario dell’Orto che è confinato fra esso e il Gymnasium.

A pochi metri dall’Aquarium si trova il laghetto un’altra ampia vasca in cui le piante sono disposte in modo informale. Altre vasche minori si trovano nei quartini, fra il Gymnasium e l’Aquarium.
L’Aquarium è disposto in modo di poter ospitare piante adattate a vivere a profondità progressivamente minore procedendo dall’esterno. Anche nel cosiddetto laghetto sono state predisposte differenti profondità.

In questo modo l’ordinamento delle piante non segue un criterio sistematico, ma è basato soprattutto sulle differenti esigenze ecologiche: nei comparti dell’Aquarium vivono esclusivamente le piante acquatiche, e nei punti di minore profondità i giunchi e i ciperi.

Nell’Aquarium prosperano numerose varietà di Nymphaea, fra i quali si ricordano gli ibridi di Nymphaea ×marliacea dalle vistose fioriture rose, rosse, gialle e azzurre, oltre a N. alba, N. tuberosa, Nuphar lutea e il notissimo fior di loto Nelumbo nucifera della famiglia delle nelumbonacee. Inoltre, nella parte più interna non sommersa ma sempre umida si trovano Alocasia sp., Colocasia sp., Zantedeschia aethiopica, ecc.

Il papiro egiziano, Cyperus papyrus, caratterizza, insieme a Nelumbo nucifera che forma gruppi spettacolari, il cosiddetto “laghetto”, una vasca poco distante dalla prima, che ospita, inoltre, varie ciperacee quali Scirpus lacustris, Cyperus alternifolius, e, oltre ai rappresentanti Pontederia cordata, della famiglia delle pontederiacee, Sagittaria lancifolia delle alismatacee, Pistia stratiotes delle pistiacee ed altro.

Una vasca con mangrovie si trova non lontano all’ ”Aquarium”, vicino al magnifico Ficus benghalensis.

Le vasche minori ospitano cespi di Colocasia esculenta e altre specie cespitose molto decorative.

 

Storia delle Collezioni

L’Orto botanico di Palermo si sviluppò proprio in un’epoca nella quale lo studio delle piante e degli animali era visto come una componente essenziale delle grandi esplorazioni, in quanto poteva favorire il progresso scientifico e quello economico. Per questo, le campagne di esplorazione erano affiancate da spedizioni scientifiche con il compito di studiare e classificare tutto il materiale raccolto e di farlo confluire negli erbari e nelle serre dei grandi orti botanici del Nord.

Da questi orti, molte piante venivano trasferite in quelli più meridionali e, soprattutto, nell’Orto di Palermo. Molte specie sconosciute o non ben classificate, venivano studiate e coltivate negli aspetti tassonomici ed economici. Per questa condizione privilegiata, la scuola botanica locale assunse notevole rilievo e attendibilità anche rispetto alle sedi in cui operavano i maggiori specialisti della flora esotica tropicale.

Questi rapporti con gli orti botanici settentrionali si svilupparono maggiormente tra la seconda metà dell’800 e i primi decenni del ‘900. Estremamente importante fu il collegamento con l’Orto botanico di Berlino, sotto la direzione di Adolf Engler, e quello con le regioni d’origine di molte specie esotiche.

A testimonianza di questo ruolo, oggi restano le vaste collezioni scientifiche ricche di specie e generi i cui nomi sono dedicati agli specialisti palermitani che li studiarono correttamente per primi. Tra questi si ricordano Borzicactus e Consolea, dedicati a Borzì e a Console, rispettivamente direttore e curatore dell’Orto, e Aloe riccoboni, qui riprodotta, il cui epiteto specifico è dedicato a Riccobono, giardiniere capo dell’Orto.

Collinetta Mediterranea

Nella porzione orientale dell’Orto si colloca anche la “collinetta mediterranea” posta a ridosso dell’area occupata dal gasometro in prossimità del muro di cinta che separa l’Orto dalla via Tiro a Segno.

In essa sono ospitate alcune significative espressioni della flora spontanea locale tra cui Phlomis fruticosa, Urginea maritima, Euphorbia rigida, Euphorbia dendroides, Rhus pentaphylla, Lomelosia cretica, Ephedra fragilis, ecc…

Le Palme – Palmetum

Le palme sono un’antica forma vivente con fossili che risalgono al tardo cretaceo (circa 70-80 milioni di anni fa), ma non è escluso che possano essere esistite forme riferibili a questo taxon, prima di questa era.

Il polline di Nypa fruticans, specie che oggi vive solo ai tropici, è stato ritrovato in sedimenti risalenti all’eocene (circa 50 milioni di anni fa), nelle vicinanze di Londra. Linneo chiamava le palme ‘Principes’; egli riconobbe le palme come un gruppo tassonomico distinto e ne descrisse molte specie.

Le palme, monocotiledoni, sono piante legnose perenni unisessuali o bisessuali, con una distintiva corona di foglie, che si riproducono per semi o, più raramente, per via vegetativa. Molte specie hanno uno stipite evidente, altre molto ridotto ed alcune sotterraneo (acauli). Esistono forme rampicanti con fusti esili a crescita indeterminata, prodotti da rizomi sotterranei. La maggior parte hanno uno stipite solitario, ma alcune, cespitose, producono stipiti multipli da polloni basali; ogni specie è solitamente ben caratterizzata ma entrambi gli habitus possono essere presenti in uno stesso genere (Licuala, Hyphaene, ecc..).

Le foglie, in generale, sono molto evidenti e possiedono una forma caratteristica; alcune palmata (Washingtonia) o costapalmata (Sabal), altre pennata (Phoenix); un gruppo molto distinto ha foglie bipennate (Caryota).

La foglia più lunga si riscontra nella palma da raffia dell’Africa centrale (Raphia regalis); ognuna di queste foglie può raggiunge 25 m di lunghezza. Molte altre specie del genere Raphia, producono foglie che superano i 20 m.

Il tempo necessario per giungere alla maturità sessuale è molto variabile; in alcune specie dopo 3 o 5 anni, in altre sono necessari 40 anni.

Molte specie producono infiorescenze regolarmente per tutta la loro vita (policarpiche), altre hanno un ridotto processo di fioritura (monocarpiche). Queste ultime producono infiorescenze da ogni asse fogliare e l’intera pianta muore dopo che la più bassa infruttescenza matura (Arenga pinnata, Caryota urens). Sono anche monocarpiche palme pollonifere (Caryota mitis), ma soltanto con un singolo stipite che muore, sempre quando la più bassa infruttescenza matura.

I fiori delle palme, prodotti in gran numero, sono generalmente piccoli, insignificanti e a volte, profumati; sono unisessuati o bisessuati e non è insolito per i fiori unisessuati, essere distribuiti nella stessa infiorescenza.

Le infiorescenze più grandi vengono prodotte dalle diverse specie riferibili al genere Corypha. L’imponente infiorescenza a candelabro di Corypha umbraculifera, specie monocarpica, è probabilmente la più grande di tutte; è stato osservato che una singola infiorescenza può portare fino a 10.000.000 di fiori.

Sono specie generalmente anemofile, ma oggi è noto che molte sono impollinate da insetti. I frutti delle palme sono variabili; possono essere piccoli e portati in abbondanza o grandi e poco numerosi nella stessa infruttescenza (Cocos nucifera). Frequentemente sono molto colorati, per attirare gli agenti ‘dispersivi’ ed è spesso presente un mesocarpo carnoso appetito da uccelli e altri animali.

Le palme comprendono alcune specie inusuali e interessanti. Forse non è molto noto che i semi, le infiorescenze e le foglie più grandi che si riscontrino nel regno vegetale appartengono proprio alla famiglia Palmae. Il seme più grande è quello della doppia noce di cocco (Lodoicea maldivica) delle Isole Seychells; ognuno di questi può pesare più di 20 Kg.

Un confronto fra le altezze minime e massime può essere fatto fra le specie acauli e quelle fornite di stipite. Tra le prime sono comprese la palma lillipuziana del Paraguay (Syagrus lilliputiana), alta solo 10-15 cm a maturità o le palme elfin (Chamaedorea stenocarpa e C. pygmaea) del centro e del sud America, spesso alte solo 50 cm.; tra le seconde le palme wax delle Ande (Ceroxylon quindiuense e C. alpinum) che sono realmente gigantesche, capaci di produrre stipiti che raggiungono 60 m di altezza. Fra le specie di maggiori dimensioni figurano anche: Copernicia fallaensis, Corypha umbraculifera, Jubaea chilensis e Lodoicea maldivica.

Nell’ultimo decennio si è realizzato nell’Orto botanico di Palermo un nucleo, formato da due ampie aiuole, denominato Palmetum, dove si possono osservare le seguenti specie:

  • Archontophoenix alexandrae
  • Archontophoenix cunninghamiana
  • Arenga engleri
  • Brahea armata
  • Butia capitata
  • Caryota mitis
  • Chamaedorea ernesti-augusti
  • Chamaedorea metallica
  • Chamaedorea oblongata
  • Chamaerops humilis
  • Dypsis decaryi
  • Jubaea chilensis
  • Livistona decipiens
  • Livistona mariae
  • Phoenix reclinata
  • Phoenix roebelinii
  • Ravenea rivularis
  • Rhapis excelsa
  • Rhopalostylis cheesemanii
  • Rhopalostylis sapida
  • Sabal bermudana
  • Sabal minor
  • Serenoa repens
  • Syagrus romanzoffiana
  • Trithrinax campestris

La maggior parte delle palme è originaria delle regioni calde del mondo; solo poche specie hanno origine nelle regioni aride. Dei circa 200 generi, solo uno è rappresentato allo stato spontaneo soprattutto nell’area del Mediterraneo europeo con la specie volgarmente nota con il nome di “palma nana” o di “San Pietro”.

Il clima siciliano consente la coltivazione di molte palme esotiche e di esse è particolarmente ricco l’Orto botanico la cui collezione, in piena terra o in vaso, comprende ben 34 generi e circa 80 specie.

Il genere Washingtonia è completo con le due specie W. Filifera che per la prima volta fiorì proprio a Palermo e W. Robusta. Nel genere Phoenix, oltre alla “palma da datteri” (Phoenix dactylifera) figurano P. rupicola, P. reclinata, P. canariensis, P. teophrastii, originaria di Cipro e della costa turca.

Nella collezione sono presenti numerosi altri generi quali Chamaedorea, Trachycarpus, Brahea, Sabal, Erythea, Livistona, Howea, ecc.

Il Cycadetum

Le cicadee, nell’Orto botanico di Palermo, vantano un’antica tradizione. La collezione all’inizio dell’ottocento era rappresentata da pochi reperti che oggi possiedono una straordinaria importanza storica poiché documentano l’introduzione in piena terra, in Europa, di un taxon rappresentato in natura allo stato relittuale solo nelle flore degli altri continenti.

La prima cicadea entrata nell’Orto botanico di Palermo è Cycas revoluta, di origine giapponese. Donata dalla regina Maria Carolina nel 1793, è stato il primo esemplare, peraltro di sesso femminile, di questa specie collocato in piena aria in Europa e si deve principalmente all’Orto botanico di Palermo la sua capillare diffusione, per via agamica, in tutti i giardini storici siciliani.

Durante tutto l’ottocento fino ai primi anni del novecento furono posti a dimora Ceratozamia mexicana, zamiacea di origine americana, Dioon edule, altra di origine messicana, con strobili femminili lanosi e foglie glauche e Cycas circinalis, elegante cicadacea della penisola indiana. Si può ritenere che oggi, gli esemplari di quest’ultima specie siano i più imponenti coltivati in piena aria in Europa. Queste cicadee “storiche” sono distribuite in differenti aree e, per le dimensioni e la vigoria che manifestano, possono sicuramente essere considerate di grande interesse botanico.

Nel 1997, la collezione palermitana si arricchisce grazie all’acquisizione di diversi esemplari, di particolare pregio. Sono da ricordare: Encephalartos longifolius, Encephalartos altensteinii, Encephalartos woodii × natalensis e Macrozamia moorei, con due esemplari, uno maschile e l’altro femminile.Nasce così nell’Orto botanico palermitano un nuovo importante settore denominato Cycadetum, posto di fronte al celebre e monumentale Ficus (F. macrophylla subsp. columnaris).

Dato il numero relativamente esiguo di specie appartenenti all’ordine Cycadales, nell’impianto si è privilegiata una disposizione basata sia sulle esigenze di luminosità, compatibilmente alle condizioni attuali dell’area con le preesistenti alberature, sia sulle potenziali dimensioni a maturità dei reperti impiantati.

Le forti valenze scientifiche, come l’importanza conservazionista, la prospettiva di ottenere materiale da seme usando l’impollinazione artificiale e l’opportunità di studiarne la fenologia e le caratteristiche morfo-funzionali all’aperto e in piena terra, si connettono intimamente con l’elevato valore estetico che le cicadee possiedono.

La collezione è rappresentata, attualmente, da circa un quinto dei taxa conosciuti. Si riportano di seguito alcune delle specie, con le relative origini geografiche, ospitate in seno al Cycadetum:

  • Ceratozamia mexicana – Messico
  • Ceratozamia mexicana varietà longifolia forma fusco-viridis – Messico
  • Dioon edule – Messico
  • Dioon spinulosum – Messico
  • Encephalartos altensteinii – Sud Africa
  • Encephalartos arenarius – Sud Africa
  • Encephalartos horridus – Sud Africa
  • Encephalartos longifolius – Sud Africa
  • Encephalartos villosus – Sud Africa
  • Encephalartos woodii × natalensis (da impollinazione artificiale) – Sud Africa
  • Macrozamia communis – Australia
  • Macrozamia moorei – Australia
  • Zamia floridana – Florida, USA
  • Zamia furfuracea – Messico

Le Piante Carnivore

Le piante carnivore sono piante di modeste dimensioni, che comprendono circa 600 specie appartenenti a 15 generi di diverse famiglie distribuite in tutti i continenti.

Vivono negli acquitrini, nelle torbiere o in altri habitat poveri di azoto alla cui carenza sopperiscono mediante la digestione enzimatica di piccoli animali, soprattutto insetti. Nel corso dell’evoluzione hanno modificato le loro foglie in strutture specializzate allo scopo.

Nell’Orto si coltivano alcune specie dei generi Drosera (D. longifolia, D. rotundifolia), Nepenthes (N. distillatoria), Sarracenia (S. purpurea) e Dionaea (D. muscipula).

Le Cicadee

Le cicadee sono veri e propri fossili viventi dalle eleganti foglie, simili a palme.

Nell’Orto vivono bene da lungo tempo all’aperto il sagù e il falso sagù, Cycas revoluta e C. circinalis, rispettivamente originarie del Giappone e della penisola indiana. Di più recente introduzione sono Ceratozamia mexicana, Dioon edule e Zamia furfuracea, tutte provenienti dal Messico, e ad alcune specie del genere africano Encephalartos.

Le Succulente

Ai margini del “sistema di Engler” corre il lungo e ombroso viale Montemartini: è sul lato opposto che trovano sede alcuni ordinamenti bioecologici e in particolare il Giardino delle succulente, costituito da specie di Aloe, Cereus, Crassula, Euphorbia e Opuntia.

Le Felci

Le felci o “piante senza fiore” o “crittogame vascolari” comprendono circa 10.000 specie.

Hanno origini molto antiche e i loro antenati sono i principali costituenti dei giacimenti di carbon fossile. Le specie spontanee in Italia sono circa 60.

Alcune felci come il capelvenere sono facili da coltivare e rientrano fra le piante ornamentali più popolari. Fra i generi coltivati nell’Orto, in serra e in piena aria, figurano Platycerium, Adiantum, Asplenium.

I Ficus

Moraceae, a cui appartiene il genere Ficus, è una famiglia botanica presente in gran parte nelle aree tropicali, seppure con diversi esempi in zone sub-tropicali e nord temperate. Il genere Ficus ha il suo centro di diversità in Asia e Australia. Gran parte delle piante di questo genere si riscontrano nelle foreste umide tropicali, ma molte specie si trovano anche in areali più asciutti o sub-tropicali, in macchia-foresta, o anche come alberi isolati nelle savane.

Per ciò che concerne gli habitus, oltre ad alberi, arbusti e liane, nel genere Ficus si riscontrano, alcune emi-epifite e i famosi Necat-plantas, i fichi strangolatori. Le specie di questi ultimi 2 gruppi germinano generalmente su altri alberi, sviluppandosi inizialmente come epifite. In seguito, le abbondanti radici aeree avventizie, raggiungendo il suolo si accrescono e si ramificano, fino ad avvolgere completamente la pianta ospite che, molto spesso, soccombe per competizione o per sconquasso (Ficus macrophylla subsp. columnaris). Le particolari infiorescenze dei fichi sono chiamate siconi. La speciale relazione tra i fichi ed i loro impollinatori ha attirato l’attenzione sin dai tempi dei romani, ed ha portato ad accumulare moltissima letteratura in merito. Il sistema di impollinazione nel genere Ficus si può definire come uno stretto mutualismo specie-specifico tra la pianta e l’insetto che si trovano ad essere del tutto dipendenti l’uno dall’altro per la loro riproduzione.

Un’altra caratteristica peculiare della famiglia delle moracee è il latice bianco che viene utilizzato per esempio come veleno per frecce, colla e, principalmente, come materia prima per la gomma e il caucciù (Ficus elastica).

Nell’Orto botanico di Palermo, nei primi anni del secolo scorso, A. Borzì, incoraggiato dai consigli del Prof. Schweinfurth, noto esploratore e botanico dell’epoca, analizzò il latice di Ficus magnolioides (oggi chiamato F. macrophylla subsp. columnaris) come possibile sorgente di caucciù. Ma nonostante gli esemplari di questa specie ne producessero, in primavera, abbondanti quantità che lasciavano sperare un uso in tal senso, gli studi chimici di Harries, giunto a Palermo in quegli anni per compiere delle ricerche sui latici di alcune specie di Ficus coltivati nel nostro Orto botanico, rilevarono nel latice di questo fico la presenza di una scarsissima quantità di gomma elastica.

Gli esemplari di Ficus, spesso dalle caratteristiche monumentali, sono distribuiti in modo puntuale in tutta l’area dell’Orto botanico.

Si riportano alcuni taxa ospitati:

    • Ficus altissima
    • Ficus aspera

var.

    • parcelli
    • Ficus benghalensis
    • Ficus benjamina
    • Ficus bibracteata
    • Ficus carica
    • Ficus elastica
    • Ficus elastica

var.

    • decora
    • Ficus elastica

var.

    • variegata
    • Ficus heterophylla
    • Ficus hispida
    • Ficus indica
    • Ficus infectoria
    • Ficus lyrata
    • Ficus macrophylla

subsp.

    • columnaris
    • Ficus magnifolia
    • Ficus microcarpa
    • Ficus palmata
    • Ficus pumila
    • Ficus religiosa
    • Ficus rubiginosa
    • Ficus rubiginosa

var.

  • australis
  • Ficus sycomorus
  • Ficus watkinsiana

Elenco Famiglie di Piante

Ecco un elenco delle famiglie di piante presenti nell’orto botanico di Palermo.

Acanthaceae

  • Jacobina magnifica

Agavaceae

Le agavi sono piante tipiche di regioni aride, provviste o di foglie succulente (Agave, Sansevieria, Furcraea), o di fusti legnosi più o meno succulenti. Il centro di origine è il Messico, ma diverse specie sono diffuse nelle regioni limitrofe dell’America Centrale, degli Stati Uniti e delle isole caraibiche. Si conoscono più di 300 specie molte delle quali sono presenti nell’Orto palermitano.

Le agavi vengono utilizzate sia nel campo tessile che per produrre bevande alcoliche: dalla Agave sisalana, si ottiene il “pulque”, tipica bevanda alcolica messicana. Tra le numerose specie presenti nella nostra collezione, ricordiamo: A. ragusae, A. victoriae-reginae, A. horrida, A. ferox, ecc.

Affine ad Agave è il genere Furcraea di cui si coltivano F. gigantea e F. lindeni. Anche il genere Sansevieria è un agavacea. Alcune specie sono popolari piante ornamentali ma la maggior parte ha importanza per la fibra. Nell’Orto si coltivano Sansevieria cylindrica, S. zeylanica, S. trifasciata, ecc.

Affine a Sansevieria è il genere Sansevierina, presente nelle serre dell’Orto con la specie Sansevierina rorida, proveniente dalla Somalia. Alla stessa famiglia appartiene la grande Dracaena draco, originaria delle Canarie.

Alismataceae

  • Sagittaria lancifolia

Aloaceae

I rappresentanti di questa famiglia sono esclusivi del Vecchio Mondo e in massima parte dell’Africa meridionale e del Madagascar. Fatta eccezione per alcune specie di Aloe i cui fusti lignificati raggiungono, nel Sudafrica, i 10 metri d’altezza, le altre sono tutte piante di modeste dimensioni.

La succulenza di queste piante risiede quasi esclusivamente nelle foglie disposte a spirale sul fusto. I fiori sono riuniti in racemi terminali molto vistosi. Tra le specie della collezione annoveriamo: A. branddraaiensis, A. vera, A. caesia, A. arborescens, A. saponaria, A. marlothii. Inoltre A. ×todari, A. ×riccoboni sono ibridi ottenuti e studiati nell’Orto.

Della stessa famiglia, interessanti collezioni sono anche quelle del genere Haworthia, con H. fasciata, H. tessellata, H. cymbiformis, H. subfasciata e del genere Gasteria, con G. acinacifolia, G. stellata, ecc.

Amaryllidaceae

  • Clivia nobilis
  • Crinum longiflorum
  • Zephyranthes rosea

Apocynaceae

  • Strophanthus scandens

Araliaceae

  • Fatsia papyrifera

Araucariaceae

  • Araucaria columnaris

Asclepiadaceae

La famiglia è composta da circa 2000 specie in buona parte succulente; l’area di indigenato si identifica con l’Africa orientale e meridionale.

Molto caratteristica è la struttura dei fiori che sono a forma di stella e vengono impollinati da mosche, attratte dall’odore di carne in putrefazione che essi emanano.

La collezione comprende numerose specie di Stapelia, Caralluma, Ceropegia, Sarcostemma, ecc., alcune delle quali sono studiate proprio nell’Orto.

Asteraceae

  • Centaurea ucriae
  • Coreopsis tripteris

Begoniaceae

  • Begonia maxima
  • Begonia xricinifolia

Bignoniaceae

  • Crescentia alata

Bombacaceae

  • Bombax ceiba
  • Chorisia speciosa

Cactaceae

Le cactacee provengono dalle Americhe dove occupano una vasta area che dal Canada si spinge fino all’America meridionale, ma la maggior parte delle specie è concentrata tra California, Arizona e Messico. Per adattarsi all’ambiente arido le cactacee, hanno modificato la propria struttura sviluppando tessuti speciali idonei ad immagazzinare grandi quantità di acqua. Il fusto in alcuni generi si è gonfiato assumendo talvolta forma sferica.

Un classico esempio di forma sferica è Echinocactus grusonii, volgarmente chiamato “sedile della suocera” o “barile d’oro” originario del Messico centrale, con diametro che, a maturità, può raggiungere gli ottanta centimetri. Nel nostro clima fiorisce dopo 30-40 anni secondo le condizioni ambientali. L’apice, nel quale a maturità spuntano i fiori disposti in corona, è rivestito da una fitta peluria giallo-grigia. Fra gli altri Echinocactus presenti nell’orto si ricordano E. ingens ed E. visnaga.

Abbondantemente rappresentato nella collezione delle cactacee è il genere Mammillaria (Mammillaria celsiana, M. longimamma, M. elongata, M. candida, M. pusilla, M. prolifera, M. gracilis, M. hystricina) costituito da piante di piccole dimensioni, che accestendo formano estesi pulvini. Il nome del genere deriva dalla presenza di tubercoli di forma mammellonare, ordinate secondo due spirali incrociate.

Le spine sono disposte in areole poste all’apice dei tubercoli; i fiori, che nascono all’ascella dei tubercoli dalla parte superiore, sono piuttosto piccoli, variamente colorati e formano delle caratteristiche corone. I frutti carnosi, generalmente di colore rosso, sono piccoli, commestibili ed anch’essi di grande effetto ornamentale.

Non meno interessante, anche se povero di specie, è il genere Asthrophytum (pianta stella). Le specie che vi sono incluse hanno fusto rigido con l’epidermide spesso ricoperta da punti bianchi, costituiti da ciuffetti di peli molto corti. Le coste, poche ma spesse e ben marcate, sono con o senza spine. Si conoscono solo sei specie tutte originarie del Messico. Nell’orto troviamo: A. myriostigma, A. senile, A. glabrescens, A. glabrescens var. ornatum.

Tra le Cactaceae a fusto cilindrico va annoverato il genere Cereus (C. dayami, C. perlucens, C. horridus), che è costituito da alcune decine di specie sudamericane.

Le opunzie sono rappresentate da circa 300 specie. Sono diffuse dalla Patagonia al Canada, spingendosi fino a 4000 metri di altitudine. Il loro fusto è diviso in articoli caratteristici che possono essere appiattiti, cilindrici o globosi. Le areole, quasi sempre provviste di spine, portano numerosi glochidi, costituiti da piccolissimi aculei provvisti di microscopici dentini rivolti verso il basso. Nel Bacino mediterraneo è molto diffusa Opuntia ficus-indica i cui frutti, commestibili e molto saporiti, vengono esportati in tutta Europa. La collezione delle cactacee è una delle più ricche che l’Orto possiede; i generi più rappresentati sono Opuntia, Mammillaria, comprendenti centinaia di specie. L’importanza della collezione è però dovuta alla sua storicità e al fatto che molte specie e alcuni generi furono studiati su esemplari coltivati nell’Orto. Così alcuni nomi come Borzicactus, Consolea, ecc., sono dedicati a personaggi dell’Orto palermitano.

Caricaceae

  • Carica papaya
  • Carica quercifolia

Crassulaceae

E’ una delle rare famiglie le cui numerosissime specie sono quasi tutte succulente. Sono piante erbacee o arbustive nelle quali la succulenza si riscontra quasi esclusivamente nelle foglie.

Sono poche le località della terra in cui non si trovi qualche specie di questa famiglia e il clima particolarmente favorevole di Palermo fa si che nell’Orto la maggior parte dei generi sia rappresentata da diverse specie.

Tra essi ricordiamo: Aeonium, Cotyledon, Crassula, Sempervivum. La loro ampia diffusione come piante ornamentali è dovuta alla facile riproduzione vegetativa.

Cycadaceae

La collezione di cycadee rappresenta fossili viventi dalle eleganti foglie, simili a palme in natura sono meno differenziati e diffusi.

Nell’Orto, comunque, vivono bene all’aperto il sagù e il falso sagù, Cycas revoluta e Cycas circinalis, specie rispettivamente originarie del Giappone e della penisola indiana, oltre a Ceratozamia mexicana, Dioon edule e Zamia furfuracea, tutte provenienti dal Messico, e ad alcune specie del genere africano Encephalartos.

Cyperaceae

  • Cyperus papyrus

Euphorbiaceae

Comprende piante con habitus variabile che vanno dalle piccole erbe annuali ai grandi alberi delle regioni tropicali o subtropicali. Molte hanno habitus cactiforme. Fatta eccezione per il ricino e qualche altro genere, una caratteristica comune alle Euphorbiacee è la presenza di un tessuto laticifero contenente un latice bianco, caustico e velenoso.

Economicamente importanti sono il ricino per il suo olio, alcune specie di Manihot che danno la “tapioca” e l’Hevea brasiliensis importante per il caucciù.

Le Euphorbiacee dell’Orto Botanico comprendono specie appartenenti a diversi generi, fra le quali ricordiamo alcune a fusto cilindrico non cactiforme: Euphorbia pulcherrima, E. splendens, E. nivulia, E. tirucalli (la famosa pianta della benzina, cosiddetta per il contenuto in sostanze idrocarburo-simili a causa del quale fu proposta recentemente come fonte energetica alternativa).

Tra le cactiformi: E. alcicornus, E. trigona, E. canariensis, E. ingens, E. virosa, E.triangularis, E.caput-medusae, presente nell’Orto fin dai primi dell’800.

Ginkgoaceae

  • Ginkgo biloba

Hydrophyllaceae

  • Wigandia caracasana

Iridaceae

  • Antholyza aethiopica

Leguminosae

  • Calliandra portoricensis
  • Erythrina corallodendron
  • Erythrina crista-galli
  • Erythrina humeana
  • Erythrina viarum
  • Poinciana gilliesii
  • Sophora secundiflora
  • Tipuana speciosa

Liliaceae

  • Agaphantus umbellatus

Loganiaceae

  • Buddleia davidi

Malpighiaceae

  • Heteropteris chrysophylla

Moraceae

Il genere Ficus, il più ricco in specie della famiglia Moracee, ha come caratteristica principale la presenza di lattice bianco nei suoi tessuti e l’infruttescenza a coppa o “siconio” comunicante con l’esterno mediante un piccolo orifizio apicale. Vi figurano arbusti, alberi talora di notevoli dimensioni e qualche specie rampicante.

L’esemplare più rappresentativo nell’Orto palermitano è sicuramente il monumentale e lussureggiante Ficus macrophylla subsp. columnaris, la cui chioma occupa una superficie di oltre 1200 metri quadri ed è sostenuta da robuste radici colonnari e altre radici tabulari, vistosamente striscianti sul suolo.

Tale esemplare, giunto con un altro nome dalla Francia, intorno al 1845, fu studiata alla fine dell’800 e ricevette il nome attuale da Borzì per via della somiglianza delle sue foglie a quelle della magnolia. La specie si diffuse nelle più belle ville siciliane, i cui parchi spesso perdettero la geometricità italianeggiante proprio a causa degli scompaginamenti provocati dal grande sviluppo raggiunto degli stessi esemplari.

Nell’Orto, comunque, possono ammirarsi anche individui imponenti appartenenti a varie altre specie del genere in questione, e fra esse, F. elastica, F. microcarpa, F. benghalensis, F. sycomorus, il sicomoro con i siconi direttamente attaccati al tronco, F. watkinsiana, F. rubiginosa, F. altissima.

Musaceae

  • Ravenala madagascariensis

Myrtaceae

  • Melaleuca glaberrima
  • Melaleuca linariifolia

Nelumbonaceae

  • Nelumbo nucifera

Nepenthaceae

  • Nepenthes sp.

Nymphaeaceae

  • Nymphaeae xmarliacea

Pinaceae

  • Pinus banksiana

Piperacea

  • Peperomia caperata

Poaceae

  • Bambusa macroculmis
  • Pennisetum setaceum
  • Saccharum officinarum

Polygonaceae

  • Antigonon leptopus

Proteaceae

  • Grevillea robusta
  • Macadamia ternifolia

Rhizophoraceae

  • Rhizophora mangle

Rubiaceae

  • Coffea arabica

Rosaceae

  • Osteomeles schwerinae

Rutaceae

  • Calodendrum capensis
  • Citrus paradisi
  • Citrus volkameriana

Scrophulariaceae

  • Paulownia tomentosa
  • Raulownia tomentosa

Solanaceae

  • Iochroma coccinea

Tiliaceae

  • Grewia malococca
  • Sparmannia africana

Zamiaceae

  • Ceratozamia mexicana